Paessaggi

Li abbiamo visti tante volte in tempi passati, con diversi sguardi, con altri occhi. Ora importano questi, di lei. Parlano di quiete, di contemplazione, ci invitano ad avvertire che chi passa o passeggia distratto perde qualcosa. Appunto quello che lei raccoglie. Che cosa?
Tanto, nello squarcio della strada, nella visione allungata di un angolo, là dove incominciamo a capire che ciò che Silvana Chiozza ha visto, sentito e riportato in immagine denuncia lo slancio, l'impulso di fermare il divenire. Di arrestare la velocità impietosa che ci domina nel vortice della città contemporanea, se è vero che siamo sempre affannati, preoccupati per eventi successivi, più o meno importanti... . Velocità che però qui è stata vinta perdendo il prepotente dominio. Non è poco. Molto evidentemente queste sono opere di tempo "arrestato".
Quando la pittura diventa spazio bidimensionale, si auto delimita, prende la consistenza, come ammette non solo la filosofia, di una cosa (das Ding). Una cosa particolare, si concede, fatta di spazio temporalizzante, fatta a modo suo. Come? E come qui, nei quadri che oggi si presentano? In questo caso i trascendentali kantiani di tempo e di spazio hanno subito, nell'operare dell'artista, il processo inventivo anticipato. L'atmosfera delle viuzze romane, infatti, sembra avere ingoiato il tempo, trasformandolo in tempo intangibile, nell'istante felice perché scelto, voluto, amato. Scopriamo di volta in volta la vita sospesa, assorbita in uno spazio equilibrato dove il divenire del mondo, il lieve movimento dell'albero, lo scintillio del sole, il cielo non immutabile sono diventati fissi. Mai un personaggio, qualcheduno che cammina o lavora, un'assenza tanto più notevole dato che non nega affatto una umanità implicita, profonda e silenziosa...

Rosa Maria Ravera, Buenos Aires
Presidente dell´ Associazione Argentina di Estetica,
ex Presidente dell´Academia Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires